Groupon……..business stratosferico, ma per chi???

 
 

Ciao a tutti, dopo più di due mesi di “inattività” del mio blog eccomi di nuovo qua.

L’argomento del post è di quelli tosti, dovrò controllarmi parecchio perchè già percepisco le vene delle mie tempie che pulsano freneticamente, viaggiando all’unisono con il roteare vorticoso dei miei gioeillini di famiglia!

Ebbene sì, parliamo di groupon e degli altri siti di “social buying”, realtà che hanno preso improvvisamente piede nella nostra quotidianità commerciale, sfruttando le breccie nel gioco della domanda e dell’offerta inferte dalla crisi economica e dei consumi.

Ragazzi, il fenomeno non è di poco conto, diamo un pochino i numeri, almeno in senso statistico:

 

Groupon è nato a Chcago nel 2008 e negli ultimi due anni gli utenti fruituri sono passati da 152 mila a più di 83 milioni, mentre gli addetti che vi lavorano sono aumentati da 37 a 7100 !!!

Il sito ha ampie prospettive di sviluppo, basti pensare che è stata rispedita al mittente la faraonica offerta di acquisizione da parte di Google per la modica cifra di 6 miliardi di dollari !!!!

 

Ma come funziona realmente Groupon?

Groupon consente ai propri iscritti di acquistare beni e/o servizi a prezzi stracciati, con sconti che spaziano dal 50% al 90% del valore di listino; si va dalle prenotazioni alberghiere, passando per le cene al ristorante fino a giungere ai “nostri” trattamenti estetici e relax.

Così può accadere che un istituto di bellezza decida di avvalersi di un sito di social buying per promuoversi, con l’illusione di acquisire nuova clientela, combattere concorrenti low cost, abbattere la stagionalità del lavoro o fare cassa rapidamente.

Ma facciamo un esempio concreto, tanto per comprenderci meglio ed allontanarci dalla mera teoria.

 

Il centro estetico “Alessandrino” annovera nel proprio “menu” di trattamenti un belissimo massaggio indonesiano all’olio del varano di komodo, servizio che di listino costa 100 € (lo so, esagerato direte voi,ma provateci a ricavare un olio da massaggio con un varano di komodo!) ed impiega l’operatrice per un ora del suo tempo; Alessandrino è però preoccupato, la clientela scarseggia, il periodo non è dei migliori, i concorrenti cinesi aprono come funghi e la pubblicità tradizionale sembra essere diventata completamente sterile.

Inoltre le scadenze dei pagamenti incombono ed urge incassare abbastanza rapidamente.

Ecco quindi che Alessandrino cade nelle spire fameliche del social buying e mette all’asta il suo bellissimo massaggio indonesiano al prezzo stracciato di 30€.

Il servizio in promozione rimane on line per un determinato periodo di tempo, stuzzicando la venalità dei cacciatori di sconti ed offerte stratosferiche; nel periodo di visibilità la promo può essere acquistata da 100, 500, 1000 o forse chi lo sa quanti acquirenti ed Alessandrino non ha nessun controllo sul numero di pacchetti venduti.

Groupon ha invece il controllo subitaneo dei 30€ moltiplicati per il numero di acquirenti, che pagano immediatamente l’intera somma al sito.

Alessandrino invece intascherà la metà (15 €) solo dopo un certo lasso tempo dall’erogazione del servizio al compratore.

Non c’è dubbio, Alessandrino farebbe affari migliori come addestratore dei varani di komodo!

 

Ma analizziamo le motivazioni della follia commercial-promozionale di Alessandrino.

 

1) acquisire nuovi clienti: ma secondo vuoi a quale target appartiene chi cerca continuamente sconti ultra stracciati? E’ un cliente fidelizzabile? E’ un cliente che posso conquistare con la qualità del servizio? A voi il responso;

 

2) combattere concorrenti low cost: se il mio avversario si getta in un pozzo, non sono necessariamente tenuto a seguirlo. Io ricordo solo che nel marketing mix il prezzo rappresenta la variabile di più facile manovra (anche il varano di komodo è capace di abbassare i prezzi) ma di più difficile gestione (è più facile convincere un varano affamato a rinunciare al suo pasto piuttosto che fare retromarcia sullo sbracamento del prezzo);

 

3) abbattere la stagionalità: chiamatemi, ho altri sistemi, da attuare durante i maggiori periodi di affluenza, magari meno efficaci da un punto di vista quantitativo ma più remunerativi e meno nocivi;

 

4) fare cassa: ma non ci vuole un premio nobel dell’economia per comprendere quanto guadagno c’è incassando 15 € con un trattamento che ne vale 100.

 

In conclusione chi ci guadagna?

Sicuramente Groupon che intasca la metà del malloppo col minimo sforzo.

Forse il cliente “taccagno”, anche se nei social network aleggia forte l’impressione di essere stati trattati da avventori di serie “B”.

Difficilmente l’esercente, che “sputtana” la propria reputazione commerciale, lavora sotto costo, deve forse respingere i propri fedeli clienti per lasciar spazio agli accoliti di Groupon ed imbocca una strada senza uscita.

Certamente ci rimette l’intero settore commerciale, anche perchè il consumatore medio è convinto che il negoziante abbia sempre il suo tornaconto ed èquindi portato a pensare “figuriamoci se chi mi vende a 30 un massaggio da 100 € ci smena! ma allora quanto c…o ci guadagna quando lo vende a prezzo pieno? ladro di un evasore……

Amici, pensateci bene prima di cascarci.

C’è sempre un’altra soluzione e se non c’è…..beh, Warren Buffet (che di quattrini se ne intende) recita “se sei nella fossa è inutile che continui a scavare“.

 

Ciao ed alla prossima.

Alessandro

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